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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


"Il Piccolo di Trieste " del 12 Giugno 2017

I ciechi in pedana, gareggiano bendati sotto la maschera

GORIZIA. Nicchia nella nicchia, ieri la scherma per non vedenti non è stata particolarmente seguita. Priva di grandi nomi, è rimasta ai margini dei campionati italiani assoluti di Gorizia e a seguire le finali di spada (l'unica arma utilizzata) sono stati solo pochi curiosi. Eppure, quella manciata di persone che ha seguito gli assalti è rimasta affascinata dalla grinta degli atleti.

A guardare dall'esterno, in alcuni casi, non sembravano esserci sostanziali differenze con gli assalti "normali". L'unica reale differenza percepibile è rappresentata dalla guida in metallo fissata al centro della pedana, una presenza necessaria per dare la direzione agli schermidori. Per non distinguere tra ciechi totali e ipovedenti, sotto la maschera tutti portano una benda e sotto la benda vengono applicati dei tamponi sugli occhi. L'oscurità è totale per tutti. Affinché la stoccata sia valida, prima dell'affondo deve esserci almeno un contatto tra le due spade. A rendere tutto ancora più difficile è il silenzio a cui sono costretti gli allenatori che non possono dare indicazioni.

«Andiamo un po' alla cieca» scherza il bolognese Roberto Realdini che, a 61 anni, ieri ha conquistato il suo terzo titolo italiano. «Sono venuto a conoscenza di questa disciplina nel 2011 - racconta -. La scherma mi era sempre piaciuta, ma non l'avevo mai sperimentata. Mi è piaciuta. All'inizio per i ciechi si praticava solo a Modica e a Bologna, poi sono arrivate le altre città. Attualmente lavoro con Navacchio, a Pisa. Ho vinto nel 2013 e nel 2014. Poi ho saltato gli altri due campionati e ora sono qui». Così come nel 2014 in finale ha trovato Antonio Carnazza e l'epilogo della sfida è stato identico. «Fino a 11 anni ho visto 10 decimi, poi la mia curiosità è stata tale e tanta che mi sono imbattuto in un incidente di caccia e si è spenta la luce - ricorda Realdini -. Ho praticato il calcio, il baseball e lo sci. Ho provato anche l'ippica, ma non faceva per me. Tra tutte le discipline, quella che mi ha preso di più è stata l'atletica. L'ho praticata per quasi 30 anni. Sono partito con il salto in lungo e con i 100 metri e, con gli anni, sono arrivato alle mezze maratone».

Sul fronte femminile a conquistare il titolo è stata Ilaria Guendalina Granata. La giornata paralimpica proponeva anche le prove di sciabola, categoria A e B. Oro tra gli uomini a Edoardo Giordan (A) e Alessio Sarri (B), tra le donne a Loredana Trigilia (A) e Marta Nocent (B).

di Stefano Bizzi

 

 



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