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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


"Il Tirreno " del 12 Giugno 2017

La favola di Palmieri, il golfista cieco

Nel 2002 ha perso la vista, ora si sta preparando per i Blind Open in Scozia.

Golf Club Toscana, ore 10,30 di qualche domenica fa. Tee Time della gara "Birrificio San Quirico". Il mio compagno di gioco si chiama Stefano Palmieri. Ha 45 anni e non è uno dei soliti giocatori con cui incrociare i ferri da golf. Nel 2002, a causa di un grave incidente automobilistico, ha perso la vista. Dopo i primi mesi di totale smarrimento, ha cominciato a giocare. È il primo caso al mondo di una persona che si avvia a questo sport dopo essere diventato cieco. Molti altri con il suo stesso handicap hanno continuato a giocare ma già lo facevano prima. Stefano è una persona minuta, cordiale e oltremodo gradevole. Per giocare si affida agli occhi di Riccardo Cheli e Andrea Mencattini, suoi inseparabili amici che lo accompagnano sui campi di golf e gli indicano la direzione e la forza dei colpi da effettuare. Grazie a Simone Micciarelli, il professionista del Golf Club Toscana che lo segue quotidianamente, Stefano sta scoprendo i segreti di questo sport e la sua voglia di continuare ad imparare è esemplare. Ha cominciato a giocare nel 2013, venendo a sapere che un altro non vedente stava ottenendo importanti risultati nel golf. Deciso a cominciare, di rivolse al circolo a lui più vicino. Abitando a Follonica andò al Golf Club Toscana. Si presentò al circolo il quale, grazie alla completa disponibilità del suo presidente, Salvatore Rotella e di tutto lo staff, lo accolse con entusiasmo mettendogli a disposizione quello che poteva servire. Da allora gioca regolarmente e i risultati stanno arrivando. Nel 2015 si è laureato campione italiano all'Italian Blind Open, nel 2016 si è classificato primo assoluto al Blind Open di Giappone e quinto di categoria (17esimo assoluto) al Campionato Mondiale Disabili. In questi giorni sta completando il suo allenamento e prepara le valigie per andare a fine mese in Scozia e Irlanda per partecipare ai due Blind Open. Giocare con lui è stata un'esperienza unica. Oltre alla simpatia e all'autoironia che lo anima, Stefano è un valente giocatore. Riesce a giocare decisamente meglio di altri che pure non hanno i suoi limiti. In altre parole è un esempio. Soprattutto per chi, colpito da un grave disagio, non rifiuta la vita chiudendosi in una continua autocommiserazione, anzi, Stefano la affronta di petto convinto di riuscire. "Vedere lontano" è diventato il suo motto oltre che la sua pagina internet. In tutto questo un aiuto straordinario gli viene costantemente dalla sua famiglia, la compagna Monica con Gaia e Mirko. C'è da sperare che il suo esempio e la sua determinazione siano di stimolo ad altri nelle stesse condizioni perché si avvicinino, se non proprio al golf, allo sport in generale e possano scoprire che, anche se non si vede, che si possono gustare le emozioni e le gioie di una pratica attiva.

di Pietro Busconi

 

 



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