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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS
Consiglio Regionale della Lombardia


"Il Corriere della Sera" del 31 Maggio 2016

Indennità disabili fuori dall'Iseee fondi alle paritarie per il sostegno

Le indennità percepite dalle persone disabili non faranno reddito; stanziati dodicimilioni di euro per gli insegnanti degli alunni disabili nelle scuole private.

ROMA. Finanziamenti per il sostegno alle paritarie, mentre le indennità percepite dalle persone disabili non entrano più nel calcolo dell’Isee. Dopo l’ok del Senato c’è anche quello della Camera. Il Parlamento ha convertito in legge (la n. 89/2016) il decreto sulla funzionalità della scuola, inserendo anche due articoli inerenti la disabilità. Si tratta dell’articolo 1 quinquies, secondo cui a partire dal 2017 alle scuole paritarie sarà corrisposto un contributo proporzionale al numero di alunni con disabilità frequentanti e nel limite di spesa di 12,2 milioni di euro annui. A questa cifra, il Miur provvederà attraverso la riduzione del “Fondo ‘La Buona Scuola’ per il miglioramento e la valor izzazione dell’istruzione scolastica” istituito l’anno scorso.

Isee: tutto come prima (o quasi).

L’articolo 2 sexies, invece, mette la parola fine alla lunga battaglia sull’Isee sollevata dalle associazioni di persone disabili in seguito alla modifica legislativa apportata dal governo Letta (su indicazione del precedente esecutivo), secondo cui nel calcolo dell’Indicatore della situazione economica equivalente andavano inserite anche le indennità di disabilità. Dopo il parere contrario del Tar del Lazio e recentemente anche del Consiglio di Stato, che più volte avevano dato ragione al collettivo “Stop al nuovo Isee”, ora è intervenuto il Parlamento. Pertanto si torna al vecchio indicatore o quasi: sono esclusi dal reddito disponibile i trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, comprese le carte di debito, percepiti in ragione della condizione di disabilità, laddove non rientranti nel reddito complessivo ai fini dell’Irpef, ed è applicata la maggiorazione dello 0,5 al parametro della scala di equivalenza per ogni componente con disabilità media, grave o non autosufficiente. Al maggior costo derivante dall’attuazione di questa norma, lo Stato provvede riducendo il Fondo nazionale per le politiche sociali di un milione di euro l’anno.

Ma sarà un vero vantaggio?

Secondo Carlo Giacobini, direttore di Handylex.org, «per alcuni l’Isee finale sarà più basso rispetto a quello derivato dal Dpcm 159/2013, per altri non cambierà nulla, mentre per altri ancora potrebbe essere meno vantaggioso - scrive sul sito della testata di proprietà della Uildm (Unione italiana lotta alla distrofia muscolare) -. Rispetto poi all’ipotetica estensiva applicazione delle sentenze del Consiglio di Stato, i vantaggi saranno più sperequati di quanto si potesse sperare». Perplessa anche la Fish (Federazione italiana per il superamento dell’handicap). «Se da un lato le nuove norme vietano il computo delle provvidenze assistenziali per la disabilità, dall’altro eliminano le franchigie e la possibilità di detrarre le spese per l’assistenza effettivamente sostenute dalle famiglie - ha dichiarato il presidente Vincenzo Falabella -. Quello che ci restituisce questa legge è uno strumento che crea ancora forti disparità di trattamento e non riconosce appieno il costo della disabilità».

In attesa di una revisione...

«L’unico segnale parzialmente positivo deriva dalla contestuale approvazione di un ordine del giorno, presentato dall’onorevole Margherita Miotto, che impegna il governo a indicare tempi certi e tempestivi per la revisione complessiva del regolamento Isee, tenendo conto delle spese di assistenza, della presenza di pluriminorazioni, differenziando l’indicatore a seconda della gravità della disabilità e valorizzando in modo più conveniente i patrimoni accantonati per il ‘dopo di noi’ - continua Falabella -. Duole invece che non siano recepite le indicazioni in favore dei minori con disabilità (esclusi dalla possibilità di redigere un Isee ridotto) e per la valorizzazione del lavoro dei caregiver familiari».

 

di Michela Trigari



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